- 18 mar 2024
Ashtanga yoga: gli 8 rami dello yoga secondo Patanjali
Se, quando ho iniziato a praticare yoga, mi fosse stato chiesto di spiegare di cosa si trattasse, avrei semplicemente menzionato una pratica fisica, utile a ottenere un corpo più tonico e flessibile. Non avrei parlato di alcun beneficio psicologico o del pranayama, figuriamoci della meditazione. Poi è successo qualcosa che ha scombussolato tutto, e lo yoga si è trasformato da attività fisica in ancora di salvezza - qualcosa che faceva bene al corpo, ma soprattutto alla mente. Da lì sono arrivate le domande, la curiosità, e la scoperta che lo yoga è molto più della pratica sul tappetino: un sistema intero in cui tutto ha uno scopo.
Gli 8 anga dello yoga
Un sistema composto da 8 rami, o anga, che il praticante è invitato a seguire per ottenere la realizzazione spirituale ed esperire l'unione con il divino, così come definito da Patanjali negli Yoga Sutra.
1. Yama
Yama è l'insieme dei 5 principi etici e morali che ci permettono di vivere in armonia con il mondo che ci circonda: ci aiutano a sentirci a casa ovunque ci troviamo e a stare bene con gli altri e con la realtà stessa.
Si tratta dell'impegno che ciascuno di noi prende con se stesso per il bene dell'altro e della comunità, allontanando da sé tutti quei comportamenti disfunzionali, che rappresentano un grande dispendio di energia, verso la costruzione di attitudini positive e costruttive.
I 5 yama sono ahimsa (dalla non-violenza all'innocenza), satya (dalla verità all'autenticità), asteya (dal non rubare alla generosità), brahmacharya (dalla castità alla dedizione) e aparigraha (dal non attaccamento al darsi una misura).
2. Niyama
Niyama è l'insieme delle 5 pratiche di autodisciplina e abitudini personali che purificano e rafforzano l'individuo. Queste riguardano il rapporto che abbiamo con noi stessi, la nostra modalità di vivere.
I 5 niyama sono tapas (ardore, passione), saucha (purezza), santosha (l'appagarsi), svadhyaya (lo studio di sé stessi) e ishwarapranidhana (l'abbandono al divino).
Quando si dice che pratichiamo yoga soprattutto al di fuori del tappetino si intende proprio questo: yama e niyama non sono soltanto regole per la pratica, ma vere e proprie linee guida per una vita etica e consapevole.
3. Asana
Il terzo ramo rappresenta ciò che spesso, in modo riduttivo, viene confuso con l'essenza della pratica yoga: le asana. Dico riduttivo perché si tratta di una semplificazione che esclude tutta una serie di esperienze che vanno ben oltre i soli benefici fisici.
Asana letteralmente significa "sedersi nell'attitudine del devoto": negli Yoga Sutra, si fa riferimento principalmente alla posizione seduta, un assetto che favorisce il flusso del respiro, il raccoglimento e l'ascolto. Con la pratica continua, la postura diventa confortevole e stabile, senza implicare sforzo per mantenerla.
Le posture che conosciamo oggi non sono finalizzate esclusivamente a migliorare flessibilità e forza, ma servono soprattutto ad allenare e disciplinare la mente. Non è necessario praticare asana estremamente complicate per ottenere questi benefici.
4. Pranayama
Spesso sottovalutato, il pranayama è in realtà una componente fondamentale della pratica yoga. Prana significa energia o soffio vitale; yama significa controllo, ayama espansione. Si tratta quindi delle tecniche di controllo e di espansione del respiro.
Attraverso la pratica del pranayama si impara a regolare consapevolmente il flusso del respiro al fine di aumentare l'assorbimento di prana nel corpo e distribuirlo in modo equilibrato. Questo porta a maggiore vitalità, chiarezza mentale e stabilità emotiva. Ha inoltre profonde implicazioni sul sistema nervoso: influenza direttamente il sistema nervoso autonomo, inducendo stati di rilassamento o di attivazione, ed è particolarmente utile per gestire lo stress e ridurre l'ansia.
5. Pratyahara
Si parla poco spesso del 5° ramo dello yoga, ma è determinante per l'accesso agli stadi successivi. Pratyahara è il "ritiro dai sensi", portando l'attenzione al proprio giardino interno e abbandonando l'attenzione al mondo esterno.
Rappresenta uno stato nel quale siamo completamente presenti nel qui e ora, consapevoli di ciò che accade dentro di noi, senza essere distratti dall'esterno. Costituisce la soglia dello "Yoga regale" o Raja Yoga.
6. Dharana
Dharana si traduce come "concentrazione": il momento in cui il praticante concentra tutta la propria attenzione su un oggetto esterno (candela, suono, immagine) o interno (respiro). In questo processo si addestra la mente a rimanere centrata, senza abbandonarsi ai pensieri.
La pratica continua di dharana porta a uno stato di calma e chiarezza mentale, dove l'individualità inizia a dissolversi e i confini tra sé stessi e l'universo si fanno più sottili.
7. Dhyana
In dhyana giungiamo al cuore della meditazione, dove la consapevolezza è libera da ogni distrazione. È un flusso ininterrotto di coscienza, nel quale la mente abbandona le attività superficiali per abbracciare la calma più profonda.
In questo stato il velo di maya - l'illusione dell'ego - viene dissolto: la realtà si svela nella sua essenza. Il praticante sperimenta un senso di unione totale con l'universo circostante.
8. Samadhi
Al culmine della meditazione si arriva al samadhi, nel quale il praticante sperimenta l'unione con il divino. Il corpo e i sensi sono in stato di riposo, mentre le facoltà mentali e la ragione sono vigili. Il senso dell'Io e del Mio si dissolvono. Non è uno stato descrivibile a parole, ma piuttosto uno stato esperibile su più livelli di intensità.
Come portare l'ashtanga yoga nel quotidiano
Ci sono tantissimi modi per sperimentare lo yoga nel quotidiano, al di fuori del tappetino. Il primo passo è il come decidiamo di muoverci nel mondo, ricordandoci che abbiamo sempre una scelta. Allo stesso modo abbiamo una scelta nel modo in cui ci rapportiamo con noi stessi, dal corpo fino ad arrivare alle parti di noi che meno ci piacciono.
È un po' come quando siamo di fronte a un tramonto: possiamo passare oltre senza provare niente, oppure possiamo fermarci e viverlo con lo stupore della contemplazione, percependo la connessione profonda con la natura e l'universo. Non dobbiamo andare a Bali per questo. Basta la contemplazione di un cielo blu intenso, di un tramonto rosa o della bellezza delle foglie che cadono al parco in autunno.
Questi 8 rami non sono una scaletta da seguire in ordine, ma parti di un sistema che si illuminano a vicenda. Nel percorso Corpo, mente ed energia li attraversiamo tutti in modo pratico - dalla filosofia al lavoro su chakra, pranayama e consapevolezza corporea. Non serve apprenderli a livello teorico: si comprendono praticando.
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Namasté,
unayogi