• 15 apr 2024

Yoga e meditazione per l’ansia: le tecniche più efficaci

Quando ero più giovane, potrei affermare con certezza che, dall'esterno, la mia vita sembrasse funzionare benissimo: il lavoro, le giornate piene, tutto al suo posto. Ma dentro era un'altra cosa. Lo stomaco chiuso appena sveglia, il respiro che non arrivava mai fino in fondo, i pensieri che ripartivano ogni volta che provavo a fermarmi. Era ansia, ma ci ho messo tempo a capirlo, e mi dicevo spesso che fosse soltanto un periodo. Ho iniziato yoga per muovermi, per stancarmi. Non sapevo che mi avrebbe insegnato a stare ferma con quello che sentivo. E a dargli finalmente un nome.

Che cos'è l'ansia e cosa succede nel corpo

L'ansia è una risposta fisiologica a situazioni percepite come pericolose, che il pericolo sia reale o meno. Il nostro cervello non distingue tra una minaccia vera e un pensiero che ci spaventa: la reazione del corpo è la stessa.

Per capire come funziona, è utile guardare il sistema nervoso autonomo, che si divide in due rami. Il sistema nervoso simpatico è quello che si attiva quando percepiamo una minaccia - la famosa risposta fight, flight, freeze: combattere, fuggire o bloccarsi. Quando si attiva, rilascia adrenalina e cortisolo, la frequenza cardiaca sale, la pressione aumenta, il sangue si redistribuisce verso i muscoli. È quel meccanismo che ci preparava a scappare dai predatori - utilissimo nella savana, molto meno utile quando si attiva alle tre di notte per un'email di lavoro.

Dall'altra parte c'è il sistema nervoso parasimpatico, responsabile del rest and digest: rilassamento, recupero, digestione. Quando è attivo, il corpo si rigenera, la frequenza cardiaca scende, la pressione si abbassa, il respiro rallenta.

Il problema di chi vive con l'ansia è che il sistema simpatico resta attivo troppo a lungo, e il parasimpatico non riesce a fare il suo lavoro. Il corpo rimane in modalità "allerta" anche quando non c'è nessun pericolo reale. E questo squilibrio, nel tempo, porta con sé insonnia, problemi digestivi, stanchezza cronica, tensioni muscolari.

Perché yoga e meditazione funzionano

Lo yoga è uno degli strumenti più efficaci per riattivare il sistema nervoso parasimpatico. Non è un'opinione, è fisiologia.

Una pratica lenta, focalizzata sul respiro, lavora direttamente su quel meccanismo: rallenta la frequenza cardiaca, abbassa i livelli di cortisolo, porta l'attenzione al corpo e al momento presente. L'ansia vive nel futuro, nelle cose che potrebbero andare male, nei pensieri che si rincorrono. Lo yoga ti riporta al qui e ora, perché quando sei in una posizione che richiede equilibrio e concentrazione, la mente non ha spazio per altro.

Yoga, meditazione e pranayama lavorano su piani diversi ma complementari: il corpo, la mente e il respiro. Vediamo come.

Asana che aiutano a calmare l'ansia

Non tutte le posizioni yoga hanno lo stesso effetto sull'ansia. Quelle che funzionano meglio sono le posizioni che favoriscono il rilascio della tensione e l'attivazione del parasimpatico - posizioni lente, a terra, con attenzione al respiro.

Balasana (posizione del bambino)

L'attenzione si rivolge all'interno, il respiro si sposta naturalmente nell'addome e la schiena si allunga insieme alle spalle, che spesso sono le prime a portare il peso dell'ansia. È una posizione di raccoglimento che manda al corpo un segnale chiaro: sei al sicuro.

Viparita Karani (gambe al muro)

Sdraiati sulla schiena con le gambe appoggiate al muro, un cuscino tra glutei e lombari. Bastano 10-15 minuti con gli occhi chiusi e l'attenzione sul respiro per attivare il sistema nervoso parasimpatico. La catena posteriore si allunga, le gambe e le spalle scaricano il peso, il corpo inizia a lasciarsi andare.

Supta Matsyendrasana (torsione a terra)

Le torsioni massaggiano gli organi interni e aiutano a sciogliere quella sensazione di "nodo allo stomaco" che spesso accompagna l'ansia. Praticala a terra, a occhi chiusi, focalizzandoti sul respiro e sull'addome.

Savasana

Non saltarla mai. A volte può essere anche l'unica posizione della pratica: l'obiettivo è rilassare i muscoli e riportare il respiro al suo stato naturale. Focalizzandoti sulla sensazione di pesantezza del corpo e sul respiro, la mente si calma e si entra in uno stato di rilassamento profondo.

Il respiro come strumento concreto

Il respiro è l'unica funzione del sistema nervoso autonomo che possiamo controllare consapevolmente. Questo significa che attraverso il pranayama possiamo letteralmente spostare il corpo dalla modalità "allerta" alla modalità "riposo."

Quando senti l'ansia salire, prova questo: allunga l'espirazione. Inspira per un conteggio e espira per il doppio. Anche solo questo gesto attiva il parasimpatico e manda al corpo il segnale che il pericolo non è reale. Fallo per qualche minuto, senza giudizio su come va.

Meditazione e ansia

Meditare può sembrare impossibile quando la testa non si ferma. Ma la meditazione per l'ansia non chiede di eliminare i pensieri: chiede di cambiare il rapporto che hai con loro. Impari a osservarli senza esserne travolto, a riconoscerli come pensieri e non come fatti. Con la pratica, questo riduce enormemente il potere che l'ansia ha sulla giornata.

Tecniche come la consapevolezza del respiro e il body scan aiutano a riportare l'attenzione al momento presente, sottraendo la mente al vortice di pensieri. Non serve molto: anche 5 minuti al giorno, con costanza, possono fare la differenza.


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Namasté,

unayogi