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  • 22 apr 2024

Niyama: significato e guida alle 5 osservanze personali dello yoga

C'è stato un periodo in cui finivo ogni pratica facendo il processo a me stessa. Troppo rigida qui, troppo distratta là, perché non riesci a stare ferma in savasana per poco più di cinque minuti. Santosha - contentarsi - mi suonava come una scusa per chi non ha ambizione. Poi ho capito che non c'entra niente con l'arrendersi. C'entra con lo smettere di trattarti come un progetto da correggere.

Niyama: significato e origine

Nel niyama yoga, i niyama sono le 5 osservanze personali che guidano il nostro rapporto con noi stessi - corpo, mente ed emozioni. Se gli yama riguardano come ci relazioniamo con l'esterno, i niyama guardano dentro: sono una guida per sviluppare abitudini e atteggiamenti sani verso di noi, a livello sia fisico che mentale.

Fanno parte degli 8 rami dello yoga secondo Patanjali e insieme agli yama rappresentano le fondamenta etiche della pratica. Se vuoi capire come yama e niyama lavorano insieme, ho scritto un articolo dedicato agli yama.

I niyama ci incoraggiano a coltivare pratiche che nutrono sia il corpo che la mente, mostrandoci la strada verso una vita più sana e appagante. Seguendo questi insegnamenti, possiamo intraprendere un cammino di crescita personale e autocura che va ben oltre lo yoga: sono infatti principi universali che possono arricchire l'esistenza di chiunque aspiri a una vita più equilibrata.

Quando si dice che lo yoga si pratica soprattutto fuori dal tappetino, ci si riferisce proprio a questo: yama e niyama non sono semplici regole per la pratica fisica, ma vere e proprie linee guida per una vita etica e consapevole. Tuttavia, è proprio sul tappetino che iniziamo a sperimentare questi principi, rendendoci conto di atteggiamenti e abitudini che potrebbero non servirci al meglio.

Una panoramica dei 5 niyama

1. Tapas: ardore e passione nella pratica yoga

Il tapas è un concetto fondamentale nella filosofia yoga, che rappresenta l'ardore e la passione necessari per il percorso di realizzazione spirituale dello yogi. Questo ardore è il fuoco interiore che ci spinge ad avanzare, trasformando l'inerzia in attività e diventando il motore che ci muove verso i nostri obiettivi.

Tuttavia, tapas non si riferisce solo all'azione, ma anche all'attitudine con cui affrontiamo le nostre scelte. Significa impegnarsi completamente, dedicando ogni parte di noi stessi senza riserve o distrazioni. Questo fuoco interiore non solo illumina il nostro cammino, ma ci trasforma profondamente come esseri umani, portandoci a vivere con maggiore consapevolezza e intensità.

2. Saucha: purezza oltre il corpo

Saucha corrisponde alla purezza, un concetto che va oltre la semplice purificazione fisica, cioè tutta quella serie di azioni e atteggiamenti che lo yogi adotta per preparare il corpo e la mente alla pratica. La purezza si manifesta nel modo in cui percepiamo ciò che ci circonda, nella leggerezza con cui viviamo ogni esperienza e nella capacità di lasciar andare il superfluo.

Significa abbandonare pesi inutili, aprirsi al mondo e alle nuove esperienze, superare gli schemi mentali che ci imprigionano, e liberarsi dai pregiudizi e preconcetti. Saucha ci invita a guardare il mondo, gli altri e noi stessi con occhi nuovi, simili a quelli di un bambino, pieni di meraviglia e stupore di fronte alla bellezza della vita.

3. Santosha: la capacità di contentarsi

Santosha è la capacità di contentarsi, un concetto che va ben oltre il semplice accontentarsi. Mentre l'accontentarsi implica spesso un abbandono passivo alle circostanze della vita, accettando situazioni che non ci soddisfano pienamente e che addirittura potrebbero darci fastidio, la capacità di contentarsi porta con sé un atteggiamento attivo e consapevole.

Essa ci spinge a impegnarci per migliorare la nostra situazione, ma al contempo ci permette di sentirci pienamente completi, soddisfatti e felici con ciò che già abbiamo. Significa anche essere in grado di vedere il lato positivo in ogni situazione, anche nelle circostanze più difficili che abbiamo vissuto.

4. Svadhyaya: lo studio di se stessi

Svadhyaya è lo studio di sé stessi, un'immersione profonda nell'esplorazione delle nostre origini culturali, familiari e del contesto in cui siamo cresciuti. Rappresenta una forma di consapevolezza e una responsabilità nel comprendere la nostra cultura, il contesto sociale e il luogo da cui proveniamo.

Questo studio non implica necessariamente l'adesione acritica a una cultura o la negazione di altre, ma piuttosto la capacità di abbracciare la diversità e di accettarla per quello che è.

5. Ishwarapranidhana: l'abbandono al divino

Ishwarapranidhana, l'abbandono al divino, può risultare un concetto complesso da spiegare in un contesto fortemente secolarizzato come quello in cui viviamo oggi. Essenzialmente implica una condizione di fede incondizionata che, nonostante le avversità della vita, ci rende sicuri di essere sul cammino giusto e ci spinge ad avanzare con fiducia, abbandonandoci al fluire degli eventi e lasciando andare ciò che non possiamo controllare.

Anche se il concetto di divino può essere lontano dalla nostra comprensione o convinzione personale, ishwarapranidhana richiama una realtà con cui tutti ci troviamo ad avere a che fare, prima o poi. Proprio nei momenti di difficoltà estrema, quando non riusciamo più a controllare nulla, dobbiamo imparare a lasciar andare e ad affidarci al mistero della vita, con fiducia verso una forza più grande di noi, che va oltre la nostra piena comprensione delle cose.

Vivere i niyama nel quotidiano

Vivere i niyama nel quotidiano significa integrare questi principi yogici in ogni aspetto della nostra esistenza, trasformando ogni momento in un'opportunità di crescita.

Queste cominciano proprio dal tappetino: tapas, per esempio, si manifesta nell'ardore con cui affrontiamo una posizione impegnativa e nella costanza che dedichiamo alla nostra pratica, anche quando tutto ci porterebbe a restare sul divano, mentre fuori può tradursi nella passione che mettiamo nel nostro lavoro o nella relazione che abbiamo con gli altri.

Saucha si esprime nella pulizia del nostro spazio di pratica e nel consumo di cibi sani, ma anche nella purezza dei nostri pensieri durante una discussione delicata, per fare un esempio. Santosha emerge quando accettiamo serenamente i nostri limiti in una posizione yoga e lasciamo andare, felici di averci comunque provato, così come quando troviamo contentezza in una serata tranquilla a casa o nel bere un caffè al mattino accarezzando il nostro animale domestico.

Svadhyaya si rivela nell'osservare le nostre reazioni a una posizione scomoda, ma anche nell'analizzare i nostri modelli di comportamento in una relazione o verso noi stessi. Infine, ishwarapranidana si vive nell'affidarsi al processo dello yoga, ai cambiamenti che innesca nell'esistenza, come pure nel confidare in una forza superiore durante le sfide della vita.


Leggere un articolo sui niyama è una cosa. Sentirli nella pratica è un'altra. Il passaggio da "lo so" a "lo vivo" è quello che fa la differenza - ed è esattamente quello su cui lavoriamo nel percorso XXX: filosofia yoga, chakra, pranayama e consapevolezza corporea, tutto integrato in un percorso che puoi seguire ai tuoi ritmi.

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Namasté,

unayogi